Collaborazioni, Narrativa, presentazioni

FIRENZE, UN FILM di Riccardo Lestini

Questo libro è stata un’opportunità.

Questo libro è stata un’esperienza unica.

Questo libro non lo dimenticherò.

Suona il telefono, è Elena, una mia amica, che da poco è presidente dell’Associazione culturale Borgo di Piegaro, qui in Umbria,

-Ketty ho una proposta, ti andrebbe di condurre la presentazione di “Firenze,un film?” è un libro bello, impegnativo, e sono sicura ti piacerà, dai su!-

Ecco, ho accettato, non avevo mai fatto una presentazione, non sapevo da dove iniziare, ma ho accettato di getto, anche se appena ho chiuso il telefono mi sono maledetta, avrei conosciuto un autore, un bravo autore, e forse era il caso che il suo libro fosse affidato a qualcuno che sapesse cosa fare…

Inizio la lettura e la presentazione sparisce dalla mia testa, esisteva solo il libro, che mi ha rapita, travolta, inglobata, per farmi riemerge entusiasta, e profondamente colpita.

“c’è un film dietro ogni mattina.questo pensa il vecchio Bob, che poi tanto vecchio non è, trentadue anni o giù di lì”

Firenze,un film è un romanzo scritto da Riccardo Lestini,uscito a Marzo, edito da Edizioni Foglio di Via.

E’ un romanzo con una impostazione davvero da film, diviso in primo e secondo tempo, con colonna sonora e titoli di coda.

Si raccontano 15 storie diverse, in un arco temporale che va dalle 6:02 di mattina, alle 0.00 della notte, di una giornata qualunque di Firenze.

La prima cosa da dire assolutamente è che Riccardo Lestini racconta una Firenze che non ti aspetti, una Firenze vera, reale, dura, che nulla ha a che vedere con la Firenze turistica, culla del rinascimento,e chi più ne ha più ne metta, tanto cara all’immaginario comune.

Firenze smette di essere solo Ponte Vecchio ed Uffizi, ed inizia ad essere anche la città di periferia, quella delle case degli studenti, quella dei circoletti, quella delle famiglie che a Firenze ci sono da generazioni.

Tutto il romanzo è raccontato con un tono autentico, un linguaggio che raramente trovi nei libri, ma che per questo ho trovato prezioso, durante la presentazione Riccardo ha detto, che se Dante avesse scritto l’inferno utilizzando un italiano alto, l’inferno non sarebbe stato quello che è, ed ha assolutamente ragione, se Firenze,un film non fosse stato scritto utilizzando un italiano da strada, da pensiero, duro, reale, scurrile, verace, Firenze sarebbe stata per l’ennesima volta violentata, ed invece ti sembra di essere davvero tra quelle vite.

Ma veniamo alle storie, ho detto, 15 storie che si susseguono in scene alternate in modo casuale e che trattano tanti temi di vita comune ma soprattutto trattano di personaggi anche scomodi, uno tra tutti il vecchio Red, che è quell’uomo del bar, lascivo e viscido che guarda la barrista e fa pensieri osceni.

Ma Riccardo Lestini ha una forza, una potenza tale nella sua penna, che riesce a smuoverti dentro, ti racconta la giornata di Concetta detta Ketty,una prostituta dell’est, che dentro di se di prostituta non ha proprio nulla, che detesta quello che fa, ti racconta di lei, con i suoi ricordi di bambina, e ti fa capire che questo mondo è sbagliato, ma sbagliato davvero, che siamo talmente abituati a nascondere certe cose da smettere di considerle dalla prospettiva giusta, quella prostituta è una figura della città da nascondere,e no! quella prostituta è una donna, con dei diritti, dei sogni, con la voglia di scappare dallo schifo in cui la società l’ha rilegata. Oppure rimanendo in tema di “perdenti” viene raccontata la storia di Lukas, un vagabondo che vaga per la città, che ha il suo angolo per chiedere l’elemosina, che va alla caritas pur detestando quel posto, che una bella sera, così, senza un vero motivo viene pestato da un gruppo di adolescenti neofascisti, che forse non sanno nemmeno cos’è il fascismo , lo usano come scusa, per leggittimare la loro violenza, la loro ignoranza.

L’autore però ci mostra anche una fotografia bella, un ragazzo che si innamora per la prima volta, una donna che aspetta un bambino, Compagno Omero che si infiamma ricordandosi i tempi che furono, che vive di nostalgia, che non è più collegato con la realtà, ma che sogna, con ideali grandi la Firenze che era e che non molla, non demorde e la racconta la sua Firenze, fino allo sfinimento a tutti, perchè Omero è Firenze è cultura, è storia.

Nel romanzo si alternano storie leggere a storie complesse, ma ce n’è una che ti schiaffeggia, ti segna, ti fa fare i conti con la realtà, è la storia di Magherita, la vicenda narrata è l’unica tra tutte, che è ispirata ad una storia realmente accaduta, Margherita anni fa è stata violentata, da un ragazzo con cui usciva e dai suoi amici. A questa violenza è seguito un processo in cui i colpevoli furoni si condannati MA con un’attenuante del giudice, quella sera Margherita indossava delle mutandine rosse,quindi quella sera Margherita voleva provocare, quella sera Margherita se l’è andata a cercare, e questa è una sentenza non inventata dalla penna di Riccardo, questa è una sentenza vera. L’autore ha avuto la delicatezza di raccontare questa storia, e di provare a far vedere come sia continuata la vita di Margherita, che da vittima, ha dovuto vergognarsi, ha dovuto vivere una vita nell’ombra, ha dovuto smettere di essere se stessa. Vorrei raccontarvi tutto di Margherita, ma le parole che Riccardo dedica a questa storia meritano di essere lette perchè sono rabbia ma sono anche poesia.

Insomma, potrei continuare a scrivere per ore,di cose da dire di Firenze, un film ce ne sarebbero davvero molte, ma forse il modo migliore per rendere omaggio a questo romanzo è leggerlo ed io non posso fare a meno di portare con me queste pagine e queste storie, felice di aver conosciuto una penna così potente, così leale verso i suoi personaggi e così vera.

E si, alla fine la presentazione l’abbiamo fatta, ed è stata bellissima, si è riso, si è pianto, è stata un’esperienza unica.

” …Poi resta lì Dario, immobile e quasi sospeso al centro della piazza, gli occhi non più sulla torre, ma verso la loggia dei Lanzi, che è bella da stroncare le gambe anche quando è presa d’assalto da sciami di persone urlanti che non la guardano, figuriamoci adesso, silenziosa come una preghiera e illuminata che toglie il fiato…”

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